Cosa non fare in Thailandia: gli errori che offendono la cultura locale
C'è un episodio recente che dimostra quanto bastino pochi gesti per offendere un intero Paese. Ecco cosa lo ha scatenato — e cosa avrebbe potuto evitarlo.
Il 24 luglio 2026, su un vagone della metropolitana di Bangkok, un gruppo di studenti italiani minorenni viene ripreso mentre alza la voce dopo che una passeggera thailandese chiede loro di abbassare il tono.
In poco tempo il video diventa virale sui social. Ma la frase che rimane più impressa è una: "Scusa se abbiamo portato soldi nel tuo Paese".
Completamente fuori luogo e inopportuna, visto che si è ospiti in un Paese straniero e ogni luogo ha le sue usanze e tradizioni culturali. Ma cosa ha innescato tutto ciò? Come mai in Thailandia, utilizzare un tono di voce alto e gesticolare, infastidisce così tanto?
Perché in Thailandia il modo in cui ci comportiamo può avere un peso tanto quanto quello che diciamo. Alcuni gesti che per noi sono normali, infatti, possono essere percepiti come mancanza di rispetto.
Conoscere queste differenze non significa camminare con la paura di sbagliare: significa arrivare preparati e vivere il viaggio con maggiore consapevolezza.
Perché nella cultura thailandese il comportamento è importante

Molte delle regole non scritte della Thailandia affondano le loro radici nel Buddismo Theravada, la corrente buddhista più diffusa nel Paese.
Uno dei valori centrali è l’armonia: mantenere la calma, evitare lo scontro diretto e controllare le proprie emozioni sono considerati segni di equilibrio e rispetto.
Per questo un comportamento che in Italia potrebbe essere visto semplicemente come “essere arrabbiati” — alzare la voce, perdere la pazienza, gesticolare in modo aggressivo — in Thailandia può essere percepito come una perdita di dignità.
Non conta solo cosa diciamo, ma anche come scegliamo di dirlo.
I gesti che offendono
Nella cultura thailandese ci sono alcune parti del corpo e alcuni gesti che hanno un significato molto diverso dal nostro.
La testa è sacra
In Thailandia si ritiene tradizionalmente che nella testa risiedano lo spirito e l'essenza della persona.
Per questo motivo è meglio evitare di toccare la testa di qualcuno, anche se si tratta di un gesto affettuoso verso un bambino o un anziano. E nemmeno far passare un oggetto sopra la testa.
Una carezza che per noi è spontanea, per loro può risultare invadente e totalmente fuori luogo.
L'errore più comune: puntare i piedi

Se la testa rappresenta la parte più elevata del corpo, i piedi sono invece considerati la parte più "impura".
Per questo è importante evitare di puntare i piedi verso qualcuno, verso una statua del Buddha o verso un monaco.
Anche quando ci si siede in un tempio, è meglio raccogliere le gambe di lato e non mostrare la pianta dei piedi. Se hai dubbi, osserva cosa fanno i locals, cerca di imitarli.
E se sei come me che mangi con le gambe accavallate, evita di farlo: involontariamente potresti puntare la pianta del piede verso qualcuno e offenderlo.
Modera il tono di voce
In Thailandia mantenere un atteggiamento tranquillo anche nelle situazioni difficili è un importante segno di rispetto.
Alzare la voce o mostrare rabbia in pubblico raramente porta a una soluzione: spesso viene percepito come una rottura dell’armonia e della dignità.
Come comportarsi nei templi in Thailandia

Entrare in un wat, il termine thailandese per indicare un tempio buddhista, significa entrare in uno spazio ancora oggi vissuto come sacro.
Alcune attenzioni semplici possono fare una grande differenza:
- coprire spalle e ginocchia prima di entrare;
- mantenere un tono di voce basso;
- non arrampicarsi sulle statue del Buddha per una fotografia;
- non puntare mai i piedi verso immagini sacre o statue;
- osservare il comportamento delle persone del luogo e adattarsi.
Nei templi non siamo semplicemente davanti a un monumento: per molte persone sono luoghi di preghiera e raccoglimento.
Cosa fare con i monaci

I monaci buddhisti fanno parte della quotidianità thailandese: può capitare di incontrarli nei templi, sui mezzi pubblici o nelle strade delle città.
Anche in questo caso esistono alcune attenzioni importanti.
Alle donne, in particolare, è richiesto di evitare il contatto fisico con i monaci. Se si vuole offrire qualcosa, è buona norma appoggiarlo su un vassoio o sul panno che il monaco stesso può porgere.
Più in generale, il consiglio è semplice: mantenere una distanza rispettosa ed evitare atteggiamenti troppo informali.
Le regole a tavola

Uno dei gesti più conosciuti della Thailandia è il wai, il saluto tradizionale con le mani unite davanti al petto e un leggero inchino del capo.
Non devi necessariamente usarlo in ogni situazione, ma imparare a riconoscerlo e rispondere con rispetto è un piccolo gesto molto apprezzato.
Anche a tavola ci sono alcune differenze rispetto alle nostre abitudini:
- si usa principalmente il cucchiaio, mentre la forchetta serve per spingere il cibo;
- le bacchette non sono lo strumento principale della cucina thailandese;
- se qualcuno ti offre del cibo, assaggiarlo è spesso un segno di cortesia;
- lasciare un piccolo avanzo nel piatto può indicare che sei sazio.
Impara qualche parola in thailandese
Non serve parlare fluentemente il thailandese. Bastano due o tre parole, dette con un sorriso, per aprire porte che altrimenti resterebbero chiuse.
Sawatdee (ciao), khop khun (grazie, aggiungi il finale ka per le donne, krap per gli uomini) e khor thot (scusa) coprono già gran parte delle situazioni quotidiane.
C'è poi una parola che i thailandesi usano più di ogni altra: mai pen rai, "non è un problema". Racchiude in sé tutta la filosofia di cui parlavamo all'inizio — pazienza, calma, non prendersela. Impararla, e usarla al momento giusto, è un piccolo gesto che i locali notano sempre.
Porta rispetto alla famiglia reale
La monarchia thailandese è un tema estremamente delicato.
La famiglia reale gode di un grande rispetto nella società thailandese e le leggi sulla lesa maestà prevedono conseguenze anche molto severe.
Per un viaggiatore il consiglio più semplice è evitare battute, commenti provocatori o discussioni sulla monarchia, soprattutto senza conoscere il contesto culturale.
Curiosità sulla Thailandia

Se hai già visto fotografie della Thailandia, probabilmente hai notato piccole casette colorate davanti ad abitazioni, negozi e hotel, spesso decorate con ghirlande di fiori.
Sono le spirit house, piccoli santuari dedicati agli spiriti protettori del luogo.
Ogni giorno possono ricevere offerte di fiori, incenso, bevande o cibo.
Non sono decorazioni turistiche, ma una presenza quotidiana nella cultura thailandese: un gesto di rispetto e gratitudine che accompagna ancora oggi la vita di molte persone.
Fotografie e acquisti
Viaggiare significa anche chiedersi che tipo di rapporto vogliamo creare con il luogo che stiamo visitando.
Prima di fotografare una persona, ricorda di chiedere sempre il permesso. Se ha piacere di venire fotografata.
Un sorriso, un cenno o una richiesta di permesso possono trasformare una fotografia rubata in un incontro.
Anche il modo in cui spendiamo i nostri soldi ha un impatto: scegliere una bancarella locale, un piccolo ristorante familiare o un artigiano significa contribuire direttamente all’economia delle persone che vivono lì.
Viaggiare in Thailandia significa imparare a osservare

Le regole non scritte della Thailandia non sono una lista di divieti.
Sono un modo per capire un Paese dove il rispetto, l'armonia e l'attenzione verso gli altri fanno ancora parte della vita quotidiana. Se non sai bene cosa fare, prima di partire documentati, leggi articoli, libri.
E quando sei lì guardati attorno, osserva le persone attorno a te. Nota se le stai ponendo a disagio o se ti stanno mettendo a disagio. Ricorda, viaggiare è un grande privilegio che non tutti hanno il lusso di avere. Impariamo a essere grati di questo e a rispettare la cultura altrui, in primis.
Viaggiare apre la mente. Ti fa notare che ci possono essere molti modi diversi per fare la stessa cosa. Segui il flusso. Sii come l'acqua e sii ospite.
Perché viaggiare bene non significa solo sapere cosa vedere, ma anche imparare come stare in un luogo che non è il nostro.
Ciao, sono Marika: creo itinerari su misura per chi vuole viaggiare con un occhio più attento e delicato verso i luoghi, gli animali e le culture che incontra lungo la strada — con la stessa empatia con cui vorremmo essere accolti noi, quando siamo ospiti a casa di qualcun altro.