Un viaggio tra i vulcani dell'Auvergne e i borghi vicino Clermont-Ferrand
Dopo i canali di Annecy e le sponde del lago di Ginevra, il mio viaggio ha preso una direzione diversa. Ho lasciato l'Alta Savoia e mi sono diretta verso il cuore della Francia, in una regione che in pochi, dall'Italia, considerano davvero: l'Auvergne.
Qui il paesaggio cambia radicalmente. Non più laghi alpini e cittadine affacciate sull'acqua, ma vulcani spenti, altipiani verdi e borghi costruiti con la stessa pietra che la terra, secoli fa, ha eruttato. È un viaggio meno battuto, che si muove tra la Francia meno raccontata e più autentica.
In questa guida trovi le tappe che mi hanno colpita di più, cosa vedere lungo il percorso e come organizzare un itinerario di 3-4 giorni in Auvergne.
Dove si trova l'Auvergne e perché andarci

L’Auvergne, la traduzione in italiano è Alvernia, è una regione che si trova nel cuore della Francia, nell’area amministrativa dell'Auvergne-Rhône-Alpes, ed è conosciuta soprattutto per la Chaîne des Puys, una catena di oltre 80 vulcani spenti che si estende a nord-ovest di Clermont-Ferrand, il capoluogo.
Quello che rende unica questa zona è proprio la pietra: molti dei borghi che si incontrano lungo il viaggio sono costruiti con roccia vulcanica, che dona alle case tonalità scure o dorate a seconda della cava di provenienza. È un dettaglio che si nota subito, e che racconta meglio di ogni guida il legame tra questa terra e i suoi vulcani.
È una destinazione che si presta bene a chi cerca un viaggio meno turistico, lontano dagli itinerari più battuti della Francia, con un ritmo lento fatto di piccoli borghi, botteghe artigiane e paesaggi che cambiano ad ogni curva.
Cosa vedere in Auvergne
Thiers, la capitale dei coltelli

Thiers è un borgo medievale che in pochi conoscono, ma che custodisce una storia sorprendente: da quasi 800 anni qui si producono coltelli. La vicinanza a un corso d'acqua ha permesso, in passato, di costruire un'intera zona industriale alimentata dall'energia idraulica, dove ancora oggi si respira la tradizione della coltelleria.
Il borgo si sviluppa tra vicoli acciottolati, in salita e discesa, con scale che richiedono scarpe comode e un minimo di allenamento.
Tra i suoi vicoli è possibile incontrare le case a graticcio, le più famose sono quelle dell'Alsazia, e si incontrano botteghe artigiane, un museo dedicato alla forgiatura e Le Creux de l'Enfer, un'ex fabbrica di coltelli oggi trasformata in spazio di arte contemporanea — un contrasto che da solo racconta come questo borgo abbia saputo reinventarsi senza perdere la sua identità.
Ovviamente, essendo considerato la capitale mondiale de la coutellerie, non posso che consigliare di comprare come souvenir un coltello, per sostenere anche l’economia locale.
Montpeyroux, il borgo dorato

Se Thiers stupisce per la sua storia, Montpeyroux stupisce per il colore. Le case di questo borgo, uno dei "Plus Beaux Villages de France", sono costruite con l'arkose, una pietra locale di origine vulcanica che regala alle facciate una tonalità dorata unica in tutta la regione.
Il borgo sorge su una collina che domina la valle dei vulcani dell'Auvergne, ed è visibile già da lontano, quando si arriva in auto: la torre che svetta sul paese è il primo dettaglio che si nota, ma è passeggiando tra i suoi vicoli che si apprezza davvero la particolarità della pietra dorata.
Camminando tra i vicoli si scoprono negozietti e piccoli ristoranti, ma il vero valore di questa tappa sta nel momento della giornata in cui la si vive: la luce cambia il colore della pietra e non tutte le ore regalano la stessa atmosfera.
Billom, un borgo medievale

Lungo il percorso tra Thiers e Montpeyroux ho fatto tappa anche a Billom, un borgo con un centro storico medievale ben conservato. Ci sono passata di lunedì, e ho trovato quasi tutto chiuso — mi hanno detto che il martedì la situazione non cambia molto — ma nonostante questo a livello scenografico mi ha conquistata.
A rendere piacevole la passeggiata c'è anche l'Angaud, il piccolo torrente che attraversa il paese, con qualche locale affacciato sull'acqua dove fermarsi a bere qualcosa.
Non lontano, a pochi chilometri, si trova anche il Château de Ravel, una fortezza medievale rimaneggiata nel Settecento e tra le più riccamente arredate di Francia (è stato anche set del film "Les Choristes") — una tappa che vale la pena includere se hai qualche ora in più a disposizione.
Tutta questa zona, del resto, è disseminata di castelli e rovine medievali, spesso poco conosciuti: un motivo in più per non fermarsi alle tappe più note.
Grotte di Saint-Jonas, la città scavata nella roccia

Una delle esperienze meno conosciute, ma più sorprendenti, di questo itinerario. Le Grotte di Saint-Jonas custodiscono una città trogloditica del XI secolo, interamente scavata nella roccia. Nel suo momento di massimo splendore ha ospitato fino a 600 persone: prima un insediamento di monaci, poi una struttura difensiva legata a un signore locale.
All'interno è possibile visitare la cappella con i suoi affreschi ancora visibili, i luoghi dove veniva prodotto il pane, la casa del feudatario e persino la stanza più alta, utilizzata in tempo di pace come rifugio per i piccioni, il cui sterco veniva impiegato per intonacare e fertilizzare.
Se ti appassionano il Medioevo, l'archeologia e i luoghi che permettono di rivivere la storia nel loro contesto originale, questa tappa è imperdibile! Mi ha ricordato molto il fascino delle città rupestri della Cappadocia o delle grotte monastiche vicino a Kalambaka, in Grecia. Anche in Italia abbiamo un sito che richiama molto lo scenario: la città dei Sassi di Matera, che ho inserito nell'itinerario pensato per Bari e dintorni.
La visita dura circa un'ora. A luglio e agosto è possibile partecipare a visite guidate teatrali, in francese. È un'esperienza bellissima, che però consiglio a chi non ha difficoltà di deambulazione o bambini molto piccoli: il percorso include diversi sali e scendi e circa 500 gradini, perché la città si sviluppa su più livelli in senso verticale, non in profondità.
Chateau de Murol

Non distante dalle Grotte di Saint-Jonas, il Castello di Murol si erge su una collina di basalto alta 900 metri che domina l'intera vallata. Una presenza scenografica, visibile da lontano, che merita una tappa per il panorama a 360° che regala dall'alto. Risale all'XI secolo ed è arrivato fino a noi in ottimo stato di conservazione: da qui si controllava il territorio e la via che collegava Clermont-Ferrand a Cantal, un punto strategico che spiega la sua imponenza.
A renderlo speciale è soprattutto la sua storia, ricostruita nei minimi dettagli grazie agli scritti di Guillaume de Murol, il nobile che nel 1284 ereditò la fortezza (fino ad allora nelle mani di un vassallo del vescovo di Clermont) e ne cambiò per sempre il nome, legandolo al proprio. Guillaume annotava tutto ciò che accadeva tra queste mura, e sono proprio quegli scritti a permettere, ancora oggi, di rievocare con precisione la vita quotidiana del castello — comprese la messa in scena del suo funerale e la lettura del suo testamento, custoditi nella Chapelle du Seigneur.
Guillaume governò con lealtà, ed era amato dal suo popolo: un dettaglio che rende la visita meno distante, quasi come se si stesse conoscendo lui più che una semplice fortezza.
Nei mesi estivi il castello prende vita con tour animati (in francese). Durante la visita è possibile anche indossare abiti in stile medioevale e vivere le stanze — accuratamente arredate per restituire il loro uso reale — non come un museo silenzioso, ma come un luogo ancora abitato dalla sua storia.
Altre idee per questa zona
Questo itinerario copre le tappe che ho vissuto in prima persona, ma l'Auvergne ha molto altro da offrire, e in fase di progettazione del tuo viaggio su misura possiamo valutare insieme se ha senso allungarlo.
Un'estensione che si può considerare, ad esempio, è Le Puy-en-Velay, poco più a sud: una città sospesa tra due guglie vulcaniche, punto di partenza di uno dei cammini storici verso Santiago de Compostela. E' un luogo che vale la pena valutare se hai qualche giorno in più e ti incuriosisce.
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Un'esperienza da vivere: vini e formaggi d'Auvergne

Se c'è un modo per capire davvero un territorio, è metterlo in bocca. E l'Auvergne, terra di vulcani e pascoli d'alta quota, si racconta soprattutto attraverso i suoi formaggi.
Non è un caso che questa regione produca da sola un quarto di tutti i formaggi DOP francesi. Il Bleu d'Auvergne, erborinato e cremoso, nasce dagli stessi pascoli vulcanici che danno il nome alla regione. Il Saint-Nectaire, dal caratteristico sentore di nocciola, matura nell'umidità e nel buio delle cantine di montagna. Il Cantal, tra i formaggi più antichi di Francia, cambia carattere a seconda della stagionatura — da fresco e delicato a deciso e speziato. E poi la Fourme d'Ambert, dal gusto più dolce rispetto al Bleu, con una storia che affonda le radici nel Medioevo.
Vale la pena andare a cercarli direttamente dai produttori: lungo la Route des Fromages d'Auvergne si trovano cascine e caseifici che offrono degustazioni, spesso abbinate a passeggiate tra i pascoli.
Accanto ai formaggi, l'Auvergne custodisce anche una tradizione vinicola meno nota ma sorprendente: i vini dell'AOC Côtes d'Auvergne, prodotti principalmente da uve Gamay su terreni vulcanici, che un tempo venivano serviti alla corte reale. Un rosso leggero e fruttato di Côtes d'Auvergne è l'abbinamento naturale per un tagliere di Cantal o Saint-Nectaire; per gli erborinati come il Bleu, invece, meglio un bianco amabile — o, per chi preferisce restare sul dolce, un cucchiaio di miele locale, che qui si trova spesso accanto ai banchi di formaggio nei mercati contadini.
Un'esperienza enogastronomica in Auvergne non è quindi solo una tappa golosa: è un modo diretto per entrare in contatto con la terra vulcanica che hai attraversato lungo tutto il viaggio.
Come arrivare in Auvergne dall'Italia

Da questa idea di viaggio posso sviluppare il tuo itinerario su misura, costruito sui tuoi interessi e sui tuoi tempi. Nei viaggi che progetto sono sempre incluse le assicurazioni. Se hai domande o vuoi scoprire cosa posso fare per te, non esitare a scrivermi.
È bene chiarire fin da subito una cosa: non esistono voli diretti dall'Italia verso l'Auvergne. Questo non significa che sia un viaggio complicato, ma che va pensato e organizzato in base al punto di partenza — magari trasformando lo scalo in un'occasione, aggiungendo una tappa a Lione, a Parigi o perfino in Corsica, a seconda del tempo che hai a disposizione.
Per vivere davvero questa regione, con la libertà di fermarti dove e quando vuoi, il noleggio di un'auto resta la scelta migliore. Possiamo organizzare il tuo viaggio come un vero e proprio on the road, con le tappe già pensate per te, oppure con una base fissa a Clermont-Ferrand da cui muoverti ogni giorno verso i borghi. In entrambi i casi, però, l'auto resta indispensabile: a differenza di altre zone della Francia, qui non troverai tour organizzati pronti all'uso verso questi borghi — è un territorio che va scoperto (e costruito) su misura.
Sono proprio questi dettagli — punto di partenza, scali, formula di viaggio — a fare la differenza tra un viaggio complicato da organizzare da soli e un itinerario che scorre senza pensieri.
A chi consiglio questo viaggio (e a chi no)
Consiglio l'Auvergne a chi cerca un viaggio diverso dal solito, lontano dalle mete più turistiche della Francia: a chi ama la storia, i paesaggi vulcanici, i borghi autentici e non ha fretta di spuntare una lista di luoghi "instagrammabili".
Non è invece il viaggio giusto per chi cerca vita notturna, grandi città o ritmi serrati: qui il bello sta proprio nella lentezza e nei dettagli.
L'Auvergne è una di quelle regioni che restano fuori dagli itinerari standard, ma che regalano proprio per questo un'esperienza più autentica: borghi di pietra vulcanica, una storia che si respira a ogni passo e un ritmo di viaggio che invita a rallentare.
Se questo itinerario ti ha incuriosito ma preferisci non occuparti tu di tappe, tempi di spostamento e organizzazione, posso aiutarti a costruire un viaggio su misura pensato sul tuo modo di viaggiare.
Perché ogni itinerario funziona davvero solo quando somiglia a chi lo vive.