Maya Bay ieri e oggi: cosa è cambiato dopo la chiusura
Sono stata a Maya Bay nel 2016. Ero partita da Koh Phi Phi con un tour organizzato, quando ancora si poteva tuffarsi nelle sue acque cristalline e nuotare in un mare da favola.
Non esistevano pontili né passerelle. Dopo aver lasciato l'imbarcazione in mare aperto, ci siamo tuffati e abbiamo nuotato fino a una rete fissata alla scogliera e ci siamo issati aggrappandoci, con le onde dell'oceano che ci sbattevano contro la roccia, per poi percorrere un sentiero di 5-10 minuti che portava finalmente alla baia.
All'epoca mi sembrava un’avventura. Oggi, ripensandoci, mi rendo conto che quel tipo di accesso raccontava perfettamente quanto il turismo fosse ormai sfuggito di mano.
Negli anni successivi Maya Bay è diventata uno dei simboli mondiali dell'overtourism: migliaia di visitatori ogni giorno, decine di barche ancorate contemporaneamente e un ecosistema sempre più fragile.
La sua storia, però, non parla solo di un paradiso quasi perduto. È anche uno dei migliori esempi di come una destinazione possa rinascere quando la tutela dell'ambiente diventa una priorità.

Dove si trova Maya Bay
Maya Bay si trova sull'isola disabitata di Koh Phi Phi Leh, nell'arcipelago delle Phi Phi Islands, nel Mare delle Andamane, in Thailandia.
A differenza di Koh Phi Phi Don, dove si trovano hotel, ristoranti e locali, Phi Phi Leh è un parco naturale e può essere visitata esclusivamente con escursioni in barca in giornata.
Perché è diventata così famosa
Tutto è iniziato nel 2000, con l'uscita di The Beach, il film con Leonardo DiCaprio girato proprio in questa baia. Da lì, il passaparola globale ha trasformato un angolo remoto di Thailandia in una delle spiagge più fotografate al mondo.
I numeri, però, raccontano una crescita fuori controllo: da meno di 1.000 visitatori al giorno, Maya Bay è arrivata a riceverne fino a 7.000-8.000 nei giorni di picco, con una media di circa 5.000 al giorno e oltre 100 barche ancorate contemporaneamente davanti alla riva.
Le eliche sollevavano sabbia sui coralli, le ancore colpivano il fondale, i turisti camminavano sulla barriera corallina senza nemmeno accorgersene.
Il risultato? In pochi anni si è passati da un fondale sano al 70% a meno dell'8% di corallo vivo.

Perché Maya Bay è stata chiusa
Nel giugno 2018 il Governo thailandese prese una decisione senza precedenti: chiudere completamente Maya Bay.
La chiusura, inizialmente prevista per quattro mesi. Ma la situazione del fondale era troppo compromessa, e la chiusura è stata prorogata a tempo indeterminato, alla fine rimase chiusa Maya Bay è rimasta inaccessibile per tre anni e mezzo, fino al 1° gennaio 2022.
Durante questo periodo biologi marini e volontari hanno lavorato al recupero dell'ecosistema, trapiantando oltre 30.000 frammenti di corallo e monitorando il ritorno della fauna marina.
Circa la metà è sopravvissuta — un dato che potrebbe sembrare basso, ma è enorme se si pensa che, senza intervento, il corallo avrebbe impiegato dai 30 ai 50 anni per ricrescere naturalmente.
Uno dei segnali più incoraggianti è stato il ritorno degli squali pinna nera (blacktip share) dopo soli tre mesi, che hanno ricominciato a utilizzare la baia come area di riproduzione e nursery per i piccoli.
Sono animali generalmente innocui per l'uomo e la loro presenza è considerata un ottimo indicatore della salute dell’ecosistema.

Come visitare Maya Bay oggi
Visitare Maya Bay oggi è molto diverso rispetto a quando ci sono stata io.
Le barche non possono più entrare direttamente nella baia, ma attraccano sul retro dell'isola, dove è stato realizzato un pontile galleggiante. Da lì si raggiunge la spiaggia attraverso una passerella immersa nella vegetazione.
Per proteggere gli squali e i coralli non è più consentito fare il bagno. È possibile entrare in acqua solo fino alle ginocchia per scattare fotografie, mentre chi supera il limite rischia una sanzione.

Durante l’orario di apertura (dalle 7-17) l'accesso è contingentato: massimo 300 persone all'ora, in turni di un'ora ciascuno, per un totale di circa 4.125 visitatori al giorno; anche se l'area resta accessibile dal mattino presto per chi arriva in barca a fotografare la baia dall’esterno.
Dal 2022, inoltre, Maya Bay viene chiusa ogni anno per alcune settimane durante la stagione dei monsoni, di solito nei mesi di agosto e settembre, per permettere all'ecosistema di rigenerarsi. Prima di partire conviene sempre verificare le date aggiornate della chiusura annuale, come succede anche alle meravigliose Seliman Islands.
Come arrivare a Maya Bay
Il modo più semplice è partecipare a un'escursione in barca da Koh Phi Phi Don, che dista circa 15-20 minuti di navigazione.
In alternativa, si può raggiungere l'arcipelago con tour organizzati da Phuket o Krabi, i traghetti ci impiegano di solito circa un paio d'ore, mentre le barche veloci circa un'oretta.

Come visitarla in modo responsabile
Se decidi di visitare Maya Bay, puoi contribuire anche tu alla sua conservazione, rispettando queste regole del Parco Nazionale Hat Noppharat Thara - Mu Ko Ohi Phi:
- utilizza creme solari reef-safe;
- non toccare i coralli o portare a casa conchiglie;
- non uscire dai percorsi autorizzati;
- non introdurre plastica monouso;
- non dare da mangiare ai pesci;
- non far volar droni senza autorizzazione;
- non lasciare alcun rifiuto;
- rispetta sempre le indicazioni dei ranger;
- e soprattutto, non nuotare!
Può sembrare poco, ma sono proprio questi piccoli gesti che hanno permesso a Maya Bay di tornare lentamente a vivere e sono delle vere proprie regole da seguire se non si vuole incorrere in sanzioni.
Quello che rende Maya Bay così speciale non è soltanto la sua bellezza. È la dimostrazione che un luogo può essere quasi distrutto dal proprio successo, ma anche che può rinascere quando turismo e tutela dell'ambiente riescono finalmente a convivere.
Non è un caso isolato e speriamo che sempre più destinazioni si prendano cura del proprio territorio e delle culture che lo vivono, per proteggere ecosistemi fragili e compiere il concetto di sostenibilità, affinché anche le generazioni future ne possano beneficiare.
Ciao, sono Marika, progetto viaggi su misura e promuovo un turismo consapevole, che faccia conoscere storie come questa per poter far apprezzare i luoghi vivendoli con rispetto, in fondo tutti noi nel nostro piccoli possiamo fare la nostra parte. Se hai domande su come lavoro, trovi le risposte più comuni nelle FAQ, oppure dai un'occhiata a cosa posso fare per te.